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“Conosciamo noi stessi solo fin dove siamo stati messi alla prova”
(W. Szymborska)

Perché Oltre la Montagna

Perché l’Oltre fa parte del mio sentire e della mia tensione da quando mi ricordo, perché dalla cima della Montagna puoi guardare intorno da ogni parte.

Perché la Montagna è salire e scendere, è metafora di vita e oltre vita, perché salire è un impegno, perché il sentiero è fatto di curve strette, di alberi caduti, di sorgenti, di sassi, di fango, di torrenti da attraversare, di spine, di alberi che riescono a crescere in luoghi impensati, di fiori che sbucano fra le foglie secche in primavera, perché salire è bello, perché quando arrivi in cima vedi altre montagne, colline valli pianure fiumi e mari, vedi quello che c’è. Vedi l’alba e il tramonto, vedi il sentiero che hai percorso e come è lunga e infinita la linea di crinale.

Perché mentre salgo e mi arrampico mi dico “ahi che fatica ahi che dolore, ma chi me l’ha fatto fare, ahi ahi, quasi torno indietro, ahi che fatica, ahi che dolore, ahi che dolore, ahi che fatica, non ce la faccio, ahi ahi”, poi arrivo in una piccola radura erbosa e fiorita, è una sosta, mi stendo felice e insieme al canto degli uccellini sento qualcuno che sale e si arrampica e sento che si dice le stesse cose che mi dicevo io, allora mi alzo e gli direi forse “ehi, non lamentarti, guarda me, fai come ho fatto io che ce l’ho fatta ad arrivare, e che ci vuole…” dimenticando che sto ancora salendo, che è solo una tappa in una radura… e che ho fatto una fatica boia ad arrivare fin là, ma… me ne posso ricordare appena mi alzo e ricomincio a salire e a fare fatica, e se scivolo, se cado, questo mi serve per ricordarlo. Perché solo chi è salito e sceso, e cosa comporta, e se ne ricorda, può comprendere chi sale e scende.

Transpersonale cosa vuol dire

Il termine transpersonale, in psicologia, viene usato per indicare un orientamento che riconosce fra le esigenze dell’essere umano, la tensione alla dimensione trascendente e spirituale.

La parola sembra essere stata usata per la prima volta da William James, poi da Roberto Assagioli, il creatore della Psicosintesi, ed in seguito da Carl Jung, con lo scopo di indicare quelle aree della realtà psichica che si estendono oltre l’identificazione con la personalità individuale.

L’essere umano acquista un’identità «trans-personale», cioè un’identità che è in grado di trascendere la struttura dell’individualità “personale”, senza perdere, però, il contatto con essa. Usando una definizione di Roberto Assagioli, l’individuo si scopre “cittadino di due mondi” e viene invitato a vivere “coi piedi per terra e la testa alta verso il cielo”.

La psicologia/counseling transpersonale parte dalla Psicologia Umanista, che riconosce nell’essere umano il bisogno di autorealizzazione (livello “personale”), e si amplia sulle possibilità e potenzialità dello sviluppo interiore, trascendente la natura umana personale, sulla tensione verso dimensioni “oltre” (trans-) l’identità e l’autorealizzazione, riconoscendo le esigenze della dimensione mistica e spirituale di ogni tempo e cultura.

Il recupero dell’aspetto spirituale dell’esistenza non implica in ogni caso l’adesione ad un credo o a una tradizione particolari: non è una fede, non si basa su rivelazioni o dogmi, né su date posizioni filosofiche e culturali.

Quello Transpersonale, in psicologia e counseling, è un orientamento che vede l’essere umano un essere in trasformazione teso alla realizzazione del proprio vero Sé e oltre, in un processo di vitale continuo cambiamento verso stati di coscienza in crescere. 


L’orientamento Transpersonale inizia ad affermarsi intorno agli anni ‘60 del XX secolo. Sono gli anni in cui più profondamente e diffusamente si incontrano due visioni del mondo, quella occidentale e quella orientale, portando reciproche conoscenze e ricchezze di esperienze. L’ambito dell’intervento nell’umano viene ampliato, dando e riconoscendo, anche nella pratica clinica, validità alle pratiche utilizzate da secoli nella cultura orientale: avviene cioè il riconoscimento e l’integrazione di “corpo-mente-psiche-spirito”, in un unico ambito, come aspetti di un’unica entità, riuscendo in un’operazione veramente olistica (dal termine greco olos, totale, comprensivo di tutto): l’integrazione (integro = intero, non rotto) dell’aspetto razionale/logico, tipico dell’ “emisfero sinistro”, predominante della cultura occidentale, e dell’aspetto intuitivo/meditativo/analogico, tipico dell’ “emisfero destro”, predominante della cultura orientale, al fine di un bene-essere integrale/completo dell’essere umano. Anche la cultura orientale conosce nello stesso tempo un suo processo di integrazione.

Quindi la visione transpersonale considera certamente che noi tutti viviamo in Questo Mondo Materiale, che abbiamo un corpo, il quale –indipendentemente dal linguaggio che ci piace di più usare- accoglie, è lo strumento della nostra parte invisibile. Transpersonale non significa quindi dimenticare o tralasciare l’aspetto “personale”, i “problemi”, le difficoltà, gli inevitabili conflitti e crisi che noi tutti incontriamo nella vita. Questi ultimi non vengono affatto sottovalutati, bensì considerati come opportunità per andare ad osservare ed integrare i propri “punti difficili”, le proprie ferite, i propri aspetti caratteriali, i conflitti che incontriamo (che sono l’occasione per aumentare la consapevolezza di sé), accettarli e “risolverli”, imparando a viaggiare anche con essi nel mondo.

Nel cammino transpersonale, per coloro che sentono questa tensione, le azioni della vita e la vita acquistano un significato trascendente e interconnesso, entrano in una “storia più grande”.

Nel paradigma Transpersonale fattori essenziali per poter arrivare alla completezza e all’autorealizzazione individuale e della società, a una migliore qualità della vita e all’ampliamento della coscienza, sono: 

• la conoscenza di sé stessi, dei propri processi, schemi e condizionamenti e dal saperli governare, allenando, tramite la Mindfulness, il nostro Testimone Interiore, l’Attenzione e la Presenza nel qui e ora, al fine di avere sani rapporti relazionali al proprio interno (con le parti che ci abitano) e con gli altri; 

• l’integrazione dell’introspezione, dell’attenzione interiore e il senso di trascendenza con la prassi quotidiana e l’azione esterna nel mondo; 

• il coltivare la pratica contemplativa e l’atteggiamento mindfulness, che sono felice strumento dell’esperienza transpersonale, ossia della possibilità di stati amplificati di coscienza, attraverso i quali possiamo “toccare con mano” che esiste altro oltre l’Io personale.

Il paradigma Transpersonale è un Modello Integrato e Aperto, significa cioè un approccio che prevede l’utilizzo di più forme di intervento (verbali, artistiche, meditative, di movimento, esperienziali, archetipiche… anche del tutto originali e personalizzate al singolo caso) inserite in un contesto flessibile, eclettico e interdisciplinare.

Cos’è la Mindfulness

Cos’è la Mindfulness

Per spiegare brevissimamente cos’è la Mindfulness, possiamo tradurre in italiano la parola stessa: Piena Attenzione.

Per continuare la spiegazione possiamo aiutarci dicendo cosa non è:

• Non è fuga dalla realtà verso un mondo sempre felice e senza problemi. La Piena Attenzione riguarda anche ciò che non è piacevole. Mi aiuta e mi allena a stare nella difficoltà e a sostenere la difficoltà nella consapevolezza (mia e della realtà) e a ESSERE nel momento presente, a riappropriarmi/vivere nel mio tempo, che è ora, pur con la memoria del passato e progetti per il futuro.

• Non è semplice rilassamento. Il rilassamento può avvenire durante una pratica di Mindfulness, ma anche no. Con la Mindfulness acquisisco uno stato in cui posso monitorare qualunque cosa accada, e esserne consapevole con chiarezza e presenza. Questo può portare a “rilassarmi” anche solo nel poter gestire una situazione. Si possono usare tecniche specifiche che mi portano più facilmente verso il sentire del corpo, il che è utile a capire cosa il mio corpo sente, quale messaggio mi invia.

• Non è distacco/dissociazione da ciò che sento o desidero, dalle emozioni. La piena attenzione mi fa vivere nell’emozione pienamente, anche se faticosa, in un certo senso aumentando i livelli in cui la vivo, potendo riconoscerla, osservarla, e, in caso mi sia utile, gestirla.

• Non è un modo/tecnica per non pensare, per non usare la mente. Anzi, La Piena Attenzione comprende la presenza mentale, l’essere consapevole che sto facendo/dicendo/pensando/provando la tal cosa e come. Mi aiuta e mi allena a sviluppare l’Osservatore interno, il Testimone, la Mente Lucida che sa distinguere che tipo di emozione o pensiero ho, da dove viene, a cosa mira. Distinguere un rimuginio, una proiezione, una re-azione, una convinzione… distinguere quello che mi appartiene da quello che non mi appartiene, osservando, ascoltando e accettando quello che c’è senza giudicarlo.

A cosa fa bene la Mindfulness

• La Mindfulness rafforza l’attenzione, la memoria, la concentrazione, la capacità di far fronte allo stress, la gestione dell’ansia, delle emozioni difficili, la capacità di sentirsi appagati verso la vita. La respirazione consapevole equilibra la produzione endocrina (ormoni), aumenta l’efficacia del sistema immunitario, e in genere il funzionamento biologico del corpo.

• Ma oltre questo, la Mindfulness fa emergere le nostre qualità interiori di esseri umani, come la saggezza, la gentilezza, l’equanimità, la capacità di prenderci cura di noi stessi e degli altri inteso come tutto ciò che ci circonda, il sentirci interconnessi con tutto il resto.

• La pratica Mindfulness porta alla Self-Leadership, alla padronanza di sé nell’ambito dei propri rapporti interpersonali, e alla padronanza di sé sulle parti che ci abitano e che spesso agiscono in automatico, porta ad allenare la “velocità” della risposta consapevole proveniente dalla corteccia prefrontale, rispetto a quella automatica proveniente dalle parti “primitive” del cervello. La Mindfulness ci porta verso il libero arbitrio, piuttosto che in una libertà “condizionata”.

• La pratica Mindfulness porta ad arrivare a stati superiori di coscienza, sviluppa l’intuizione e l’ascolto della propria unica Voce (mindfulness transpersonale).

Solo respirare?

Tutto questo inizia dal Respiro. Sembra impossibile, ma ci dimentichiamo che – sempre – stiamo respirando. Il Respiro è sì un atto automatico del sistema nervoso, funzionale alla sopravvivenza, ma nei ritmi imposti dall’organizzazione complessiva in cui viviamo, o semplicemente dall’abitudine, lo diamo per scontato, ce lo dimentichiamo.

Il Respiro Consapevole è il primo atto che ci riporta ad essere connessi con la parte più sincera che possediamo, il corpo. Il primo atto che ci permette di fermarci e ascoltare i messaggi interiori.

Portare attenzione consapevole al respiro è l’atto che permette di sentire la connessione corpo/mente, di reimparare ad ascoltare i messaggi che da lì arrivano.

La Mindfulness è un’Esperienza

La Mindfulness – Piena Attenzione – è un’Esperienza, ed è l’esperienza dell’esperienza. È accorgermi, e accorgermi che mi sto accorgendo. Questo cambia il re-agire in agire. Questo cambia la mia vita e ne amplia il tempo. La cosa migliore per comprendere la Mindfulness è praticare Mindfulness. Experior, verbo latino deponente, cioè con forma passiva e significato attivo, suona come integrazione di “sperimento” e “sono sperimentato”.

Ecco, la Mindfulness è insieme sperimentare e sperimentarsi, essere sperimentati da sé stessi.

(nella foto, le maestre Annie e Laila)

 


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