Vivere con la mancanza. La Principessa ed il Terribile Buco nel Giardino

C’era una volta una Principessa che aveva un bel Giardino, con arbusti armoniosi, siepi colorate, alberi generosi di frutti, piante fiorite in tutte le stagioni, e a lei piaceva molto curarlo; ma un giorno, mentre passeggiava, la Principessa si accorse che, proprio nel bel mezzo del Giardino, c’era un Buco, un Terribile Buco buio e profondo, così buio e profondo, che non ne si vedeva il fondo.
“E adesso come faccio, con questo Terribile Buco nel mio Giardino? – si chiedeva la Principessa – E come mai c’è questo Buco?” La Principessa continuava piantare e a curare piante e fiori nelle aiuole del Giardino, con la consueta armonia, e sistemava tutto per bene, ma si ritrovava, nel suo andare e venire, sempre a passare vicino al Buco, come se non ne potesse fare a meno, e questa cosa per lei era molto faticosa da sopportare. “Ma perché c’è questo Buco – pensava – ora non è più un bel Giardino come prima, come io vorrei che fosse! Non voglio questo Buco!”
Poi pensò: “Anche se è proprio fondo fondo, a un certo punto il Buco finirà, posso riempirlo.” E così, presa una bella Pala e un Secchio, si mise a scavare, prendendo terra da altre parti del Giardino o fuori dal Giardino, e iniziò a rovesciare il contenuto del Secchio nel Buco. Poi andava a vedere se il Buco si riempiva, o almeno se si vedeva il fondo, ma niente. Il Buco era sempre buio e fondo e non si vedeva il fondo. Anzi, il Buco pareva allargarsi e la Principessa a volte scivolava e per poco non ci cadeva dentro.
La Principessa, mentre continuava a curare il suo Giardino per sé e per la sua tribù, pensò allora di ornare i bordi del Buco e piantò fiori, cespugli, frutti, e tante cose belle, e venne fuori un bel lavoro, del quale era soddisfatta, ma comunque sapeva che dietro, seppur nascosto, il Buco c’era sempre, e ogni volta che guardava da quella parte, il suo volto si velava di tristezza.
Allora la Principessa cercò qualcuno che potesse aiutarla. “Ehi, c’è qualcuno che può aiutarmi a riempire questo Buco? – chiese – il Giardino è mio, ma tutti venite a passeggiare, e a godere della sua ombra, dei suoi fiori e della sua armonia!”
Arrivò la Regina, e poi il Re, e anche Sovrani da altri Regni, ma o proprio non si rendevano conto che c’era un Buco, o non conoscevano il modo giusto per riempirlo, e neanche sapevano dove prendere la Terra adatta, e forse ora non avevano voglia di imparare a farlo. Arrivarono Principi e Principesse, anche da altri Regni, e Contadini, Ingegneri, Pastori, Medici, Uomini e Donne. Qualcuno portava qualche secchio di Terra per riempire il Buco, e qualcun altro aveva idee per riempirlo. La Principessa li stava a sentire speranzosa, poi ci provava, e a volte sembrava che il Buco fosse meno fondo, ma poi si scopriva che era sempre fondo, o addirittura più fondo di prima, e rimaneva sempre lì. Arrivarono anche Geologi Specializzati in Terribili Buchi, e le diedero una ricetta, dicendo “Leggi!”. Ma la Principessa non riusciva proprio a decifrarla, e il Buco si allargava…

da “Fiabe per Principesse e Principi Curiosi” Fontana Editore, 2022

Cresciamo e continuiamo a sentire un senso di mancanza, del tutto legittimo. Per chi lo sente, quella mancanza può diventare un buco fondo che assorbe continuamente attenzione, energia, tensione.
Cosa può succedere? che la parte di noi che sente questa terribile mancanza comincia a invadere ogni cosa col suo dolore, diventa il metro di misura con cui considerare tutto il resto, che perde di importanza, nonostante dentro al “tutto il resto” ci siano tanta ricchezza e tante possibilità.
Ma… se e quando riusciamo ad accogliere il messaggio di questa emozione così difficile, allora possiamo riuscire a trovare quel po’ di centratura che basta per decidere, per partire.
Cosa posso usare per partire? due cose. Una, la com-passione con la quale posso riconoscere che il dolore è patrimonio comune dell’esperienza umana, non appartiene solo a me.
Posso imparare a provare compassione, tenerezza e amore, per quella parte che sente così tanto la mancanza.
E posso usare la curiosità. La curiosità mi fa agire, mi fa esplorare, mi fa imparare, mi porta a chiedere e mi rimette in relazione col tutto. Curiosità anche verso la mia stessa esperienza: mostrare interesse per quello che provo, per quello che ho provato, per quello che è successo, per quello che succede ora… per come posso imparare a vivere vicino al buco e riempirlo.

Illustrazione di Marcello di Camillo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *