Sui confini. Il Giardino con i Campanelli

C’era una volta una Maga che andava per il Mondo, e mentre cavalcava per una strada sulle colline, vide da lontano un Giardino circondato da un porticato.
Il Giardino un tempo era un chiostro, e attorno aveva ancora le colonne, ma tutto quel che c’era un tempo, ora non c’era più. Le colonne erano traballanti, i muri sconnessi e con crolli, il tetto era volato via e il cancello aveva la serratura rotta.
Nel centro svettava uno strano albero, che ai suoi rami aveva appesi dei Campanelli. “È proprio bello quel Giardino, anche se è un po’ malandato – pensò la Maga, che vedeva oltre le apparenze – chissà cosa gli è successo. Mi ricorda un Giardino nel mio Regno, tanto tempo fa.” Così diresse il suo Cavallo da quella parte, e prese la strada verso il Giardino.
“Cosa sapete di quel Giardino?” chiedeva agli Uccellini e agli Scoiattoli che incontrava.
“È un Giardino molto gentile e buono – rispondevano – ci accoglie sempre con gioia.”
“Ma come? ti piace quel Giardino? È tutto disastrato!” esclamavano i Cipressi lungo la strada.
“Lascia sempre il cancello aperto, e così entrano bestie di ogni tipo e danneggiano tutto” si lamentavano le Felci vicino al ruscello.
“È un Giardino troppo ingenuo e sciocco – sentenziavano le Querce sulle colline – crede che tutti siano buoni e ne vede solo i lati positivi, ma, purtroppo, non è così e c’è chi si approfitta della disponibilità altrui, o che sente il bisogno di distruggere. L’altro giorno è entrato un cavaliere col suo cavallo. Mentre il cavaliere suonava la Cetra, il suo cavallo ha pestato e mangiato erbe e fiori, ha sporcato dappertutto, e alla fine il cavaliere non ha chiesto neanche scusa e non ha detto neanche grazie. Il Giardino ascoltava la Cetra e sembrava che non si accorgesse del resto. Dovrebbe tenere il cancello sempre chiuso.”
“È un peccato però, è proprio un bel giardino” sospirarono i Ciclamini sul bordo della strada.
La Maga arrivò vicino al Giardino, scese da Cavallo e legò le briglie a un ramo. “C’è qualcuno? C’è qualcuno qui?” chiese ad alta voce. Non ci fu risposta, solo un piccolo suono di Campanelli dell’albero; la Maga allora spinse piano il Cancello ed entrò, e tutti i Campanelli iniziarono a suonare….

in “Fiabe per Principesse e Principi Curiosi”, Fontana Editore 2023

La difficoltà di non riuscire a difendere i propri confini si può manifestare nel non sapere dire di no, di non riuscire ad impedire che qualcuno si approfitti della propria generosità, nell’essere sempre e comunque disponibili, nel giustificare in ogni caso le richieste altrui. Posso avere la sensazione fisica che il mio stesso corpo non abbia una superficie definita, delimitata, come se fosse possibile entrare, attraversare, trapassare il corpo, come se io fossi un castello con le mie mura demolite; come se fossi un giardino con la mia recinzione abbattuta, e tutti, chiunque, può entrare, anche chi può fare danni.

Potrei anche non avvertire di essere invaso, se sono stato così abituato a questa condizione da ritenerla normale.

Ma se mi sento come costretto/a a non porre confini, e internamente avverto un fastidio, il fastidio che avverto mi è utile: è il fastidio che mi può portare a voler imparare a mettere confini e di sentirli corretti per me.

Uno dei mezzi che ho è recuperare il senso del mio valore; è comprendere che la parte che mi ha fatto cedere, che mi ha reso così accondiscendente, voleva proteggermi, e rendermi conto che anche in questa condizione sono stato/a capace di essere importante, di fare cose importanti.

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