Sul rifiuto. Il Libriccino e i Bibliotecari

C’era una volta un Libro piccolino, un Libriccino appena nato nella Biblioteca, e le sue pagine si stavano riempiendo di parole nuove di zecca. Il Libro era piccolino, e le sue parole erano parole fresche e sincere, ricche della saggezza dell’innocenza, e riflettevano la Sorpresa, lo Stupore, la Perplessità e le Domande di un piccolo Libriccino che stava riempiendo le sue pagine.
Le parole di Stupore, Sorpresa, Perplessità e le Domande nascevano dalle cose belle del Mondo; e nascevano anche dalle cose incomprensibili e strane del Mondo. “Ora scriverò le parole – si diceva il Libriccino, che era piccolo e sensibile – anche se non capisco bene cosa significano, poi vedrò di capirle e di metterle bene ordinate.”
Nella Biblioteca il Direttore Bibliotecario non era per nulla interessato ai Libriccini piccoli e alle loro parole; preferiva le Enciclopedie Antiche e i Libroni Grossi, con tantissime parole che erano lì da secoli, scritte fitte fitte, e che sapeva ormai a memoria. Il Libriccino piccolo, ogni volta che il Direttore Bibliotecario gli passava davanti, gli apriva le sue paginette per fargli leggere le parole che aveva scritto, come a dire “Guarda che ci sono anche io! Aiutami a capire, leggi attentamente del mio stupore e della mia perplessità” e anche aspettando in cuor suo uno sguardo di approvazione o per lo meno di felice sorpresa o di attenzione.
Ma il Direttore Bibliotecario lo richiudeva con un gesto brusco – tanto che a volte il Libriccino sentiva male alla copertina – e passava oltre, intento ad andare a consultare i suoi Libroni Grossi e le sue Enciclopedie Antiche.
Il Libriccino, seppur ci rimaneva male, giustificava il Direttore Bibliotecario “Ha così tante cose da fare! In questo periodo non avrà tempo! La prossima volta sicuramente mi leggerà. E poi anche io diventerò grande, e allora quando succederà, mi leggerà senz’altro!” E difatti il Libriccino continuava a riempire le sue pagine di parole, e continuava ad aprirle davanti al Direttore Bibliotecario ogni volta che costui gli passava vicino. E il Direttore Bibliotecario continuava a non considerarlo e a chiuderlo con noncuranza; “Ma insomma, cosa pretende questo libriccino? E come insiste! Non voglio perdere tempo con queste stupidaggini e bambinate!” pensava…

Da bambino, forse mi è capitato di sentire di essere non riconosciuto, rifiutato, biasimato e sgridato per come sono, per il mio non essere conforme alle aspettative/bisogni del genitore. Questo mi può provocare un senso di profonda ingiustizia, un senso di tradimento.

Probabilmente poi ho cercato di giustificare, in qualche modo, il genitore che usa con me tale atteggiamento, poiché sono completamente dipendente da lui, e non riesco a pensare di non essere amato. E probabilmente il comportamento degli altri adulti intorno a me avrà “dato ragione” al genitore.

Poi cresco, con l’adattamento che riesco ad effettuare nell’ambiente in cui vivo, e faccio una vita “normale”. Ma avrò imparato a guardare il mondo con le lenti che mi si sono formate da bambino, sarò condizionato dal modo in cui mi siamo difeso, quella volta, dalle emozioni così difficili che ho provato.

Questo modo a volte mi renderà incapace di affrontare le difficoltà del presente in maniera adulta: il mio cervello emotivo ha “congelato” il momento del dolore originario, ogni rifiuto mi porterà a quel dolore, che mi sembrerà sempre più grande, e re-agirò mosso, condizionato, da quel dolore di allora. La mia reazione quindi non mi sarà utile a risolvere “il problema” del presente, non mi aiuterà a risolvere una difficoltà personale o relazionale che ho nel presente, né a cancellare quel dolore.

Non posso certo cambiare quello che mi è successo, posso però imparare a distinguere e a separare l’emozione difficile di allora dall’emozione difficile di adesso. Posso imparare a vedere in me il bambino, le sue emozioni, il modo in cui si è protetto da ciò che era troppo per lui. E a comprendere l’emozione del presente, ad agire secondo le necessità e la maturità di adesso, a non alimentare quel dolore, a sentirlo -un po’ alla volta- sempre più leggero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *